Fiume Ticino

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Fiume Ticino

Messaggio Da Admin il Sab Feb 04, 2017 3:02 pm

Fiume Ticino

Il Ticino è un importante fiume della Svizzera meridionale e dell'Italia settentrionale, il principale affluente del Po per volume d'acqua e in assoluto il secondo fiume italiano per portata d'acqua dopo quest'ultimo. Il Ticino misura complessivamente 248 km ed è uno dei fiumi meno inquinati d'Italia.
E’ suddivisibile in tre parti, quella alta a carattere più torrentizio dove scorre in territorio Svizzero, la mediana interessata dal lago Maggiore e quella bassa da Sesto Calende fino a Pavia dove entra nel fiume Po.
L’interesse per l’oro alluvionale di questo fiume è assolutamente eccezionale e le prime testimonianze di questa attività sono certamente di origine celtico golasecchiana IV – IIV Sec. a.C. seguita dall’intensivo sfruttamento da parte dei Romani testimoniati da estesi cumuli di ciottoli (aurifodinae) nella regione del “Campo dei Fiori” presso Varallo Pombia, purtroppo non valorizzati e noti come dovrebbero essere.
L’eccezionale e di fatto abbondante presenza di oro alluvionale nelle sabbie del Ticino (così come in quasi tutte le aree pedemontane piemontesi e di parte della Lombardia) è determinata dalla storia di questo territorio ed in particolare dell’attività dei ghiacciai del quaternario che con la loro azione di esarazione e trasporto hanno accumulato a valle della cintura morenica di Golasecca tutto quanto asportato in centinaia di migliaia di anni di intense e potenti glaciazioni. Notevole contributo alla concentrazione di oro nei “placers” della valle del Ticino è di certo la presenza di depositi primari a monte e tra questi un apporto certamente considerevole è stato dato dal massiccio del Monte Rosa, area notoriamente ricca di miniere d’oro. Certo non solo, consultando testi specialistici e storici [1] [2], e testimonianze del passato ci si rende conto che lungo tutto il reticolato idrografico del “fiume azzurro” incontriamo centinaia di segnalazioni circa la presenza dell’oro.
La ricerca dell’oro sul Ticino si concentra nei luoghi “classici” dove poter incontrare un arricchimento di materiale pesante ed in particolare di oro: le “punte di magra”. Queste si trovano a valle di meandri o di variazioni di sezione del fiume, dove il variare della velocità della corrente permette la deposizione del materiale più pesante.  Il Ticino, lungo il suo  tratto a valle del lago Maggiore, si presenta poi in modo diverso al cercatore d’oro, così come l’oro che vi si rinviene. Le nostre ricerche si sono concentrate tra la zona di Varallo Pombia a monte e Cassolnovo  a valle e ci hanno permesso di ben suddividere il corso del fiume in tre parti.


La prima parte tra Varallo Pombia e Oleggio è caratterizzata dalla presenza di rocce ben arrotondate di varia origine e natura di grandi dimensioni, non sono infrequenti  blocchi di oltre 50 cm. Qui incontriamo una granulometria del sedimento più grossolana e addirittura in alcune zone riusciamo ancora ad osservare gli originari depositi fluvioglaciali tra Wurm e Riss e a volte arrivare proprio al contatto con le più antiche formazioni alluvionali oloceniche [3]. Nelle componenti pesanti delle sabbie aurifere il Ticino è particolarmente generoso per i granati, subordinata la magnetite e gli altri minerali di ferro, spesso incontriamo piombo di natura antropica e talvolta addirittura testimonianze del passato come monete o piccoli manufatti metallici. L’oro che troviamo nella parte alta del Ticino è di maggiori dimensioni con scaglie che possono superare i 5 mm di sviluppo, granuli dalla forma arrotondata, rarissime sferette e qualche frammentino con ancora del quarzo associato all’oro.
In questa zona abbiamo poi riscontrato la presenza dei corindoni certamente già segnalati da autori precedenti [4] ma oggetto di una segnalazione per quanto riguarda le varietà semigemma riconosciute, ovvero rubini e zaffiri [5].
Il tratto intermedio di Ticino, tra Oleggio e Castelletto di Cuggiono, in seguito a numerosi interventi a protezione spondale successivi all’eccezionale alluvione del 2000 è divenuta di fatto di scarsissimo interesse per la ricerca dell’oro alluvionale.
La parte che nelle nostre esplorazioni abbiamo considerato “bassa” va appunto da Castelletto di Cuggiono fino a Vigevano; qui il fiume scorre decisamente più lento e modeste sono le “rapide”, i ciottoli sono di una pezzatura decisamente inferiore così come la misura della pagliuzze d’oro che vi si rinvengono. Questi aspetti hanno favorito anche in tempi recenti la formazione di eccezionali concentrazioni aurifere che, come nel caso della ricerca di Romentino ha fruttato oltre 50 grammi di oro in pochissimi giorni di lavoro ed in uno spazio estremamente ristretto. Qui anche la componente “pesante” è molto fine comunque sempre estremamente ricca di granati.
Più a valle della zona di Abbiategrasso non abbiamo mai condotto ricerche intensive, tuttavia lì lo scorrere del Ticino prende un andamento meandriforme a più canali che rende speso difficile ritrovare lo stesso percorso anche dopo una “piena” di carattere modesto.



[1] Jervis G.(1873) – “I tesori sotterranei dell’Italia”, , Torino. Ed. Loescher, Vol. 1, Regione delle Alpi
[2] Pipino G. (2000) – “Bollettino storico per la Provincia di Novara”, XCIII, I, pag. 89/184
[3] Ciarmello A., Del Pero G., “Gelologia e idrogeologia”, Studio di carattere geologico del territorio del Parco del Ticino con particolari riferimenti alla geologia, idrogeologia e paleogeografia della valle.
[4] Artini E. (1891) - “Intorno alla composizione mineralogica delle sabbie del Ticino”. Giorn. Min. Crist. Petr., II, (6), 177-195.
[5] Bogni G.(2013), “Ticino, non solo oro”, Antiquarium medionovarese V, pag. 11/18
    (2012) Boll. F.E.S.P.E.M. Pag. 12/23
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